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Ignoranti in storia e geografia? Avanti con la geostoria!

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Lettera Ignoranti in storia e geografia? Avanti con la geostoria!

Caro Beppe, concordo con il tuo pezzo sul Corriere circa l’apprendimento della storia e della geografia “Digiuni di geografia, ignoranti in storia” ( http://bit.ly/2kCnDz9 ). Insegno geografia e geografia storica all’Università di Milano dove, fino all’anno scorso, insegnavo anche geografia economica e politica. Non credo che la generale ignoranza in queste materie sia dovuta principalmente agli smartphone e al facile accesso a internet che ci fornisce in pochi secondi l’informazione richiesta. Infatti, trovo la situazione attuale molto più desolante. All’esame relativo a un mio corso di geografia politica, avevo chiesto a uno studente di laurea magistrale (non triennale, si badi) per che cosa aveva votato alle elezioni del 2013. Naturalmente non mi riferivo al partito o alla lista, ma allo scopo del voto popolare a elezioni politiche come quella. Risposta: “a eleggere il governo”. Ovvio che in quell’appello lo studente non aveva superato l’esame. A un altro esame uno studente aveva candidamente annunciato che la città di Milano conta all’incirca 10.000 abitanti. Di esempi come questi potrei farne a iosa. Possibile che questa riportata sia solo la punta dell’iceberg dell’ignoranza, ma ugualmente tutto questo fa pensare. In una lettera aperta della ministra Fedeli apparsa sul Corriere del 16 dicembre, si ribadisce l’importanza di non ridurre l’insegnamento della storia (con iniziale maiuscola o meno) a serie di eventi da apprendere mnemonicamente. In proposito non c’è che essere d’accordo: oltre ai fatti, importante conoscere anche le cause che li hanno determinati e, meglio ancora, accedere ai documenti dai quali si può conoscere e interpretare il loro svolgimento. Peccato però che la nostra ministra dell’istruzione non abbia spiegato come mai la storia e la geografia siano sparite dalle materie curricolari della scuola secondaria di secondo grado, sostituite dall’orrendo ibrido “geostoria”. Né si tratta di una mera questione di nomi. Infatti, mentre prima della “buona scuola” renziana l’orario curricolare prevedeva in genere due ore settimanali di storia e due di geografia cancellate dall’ultima riforma, le ore di geostoria si sono ridotte a tre in tutto. E non solo: sono state anche falcidiate dall’inserimento dell’alternanza scuola-lavoro in orario scolastico, a decurtazione ulteriore del tempo dedicabile a essa. Eppure, nella missiva della ministra manca qualsiasi riferimento a favore, almeno, di un ripristino orario per insegnare la Storia con l’iniziale maiuscola (se a lei proprio piace così), così da farla uscire dalla situazione vergognosa in cui si trova. La ministra è lei e dunque se non lei chi altri dovrebbe farlo? E questo anche se ai tempi del governo Renzi sulla poltrona ministeriale sedeva un’altra persona. E invece niente. Dalle parole di Valeria Fedeli che vola “alto” citando persino Croce, invece, pare evincersi tra le righe che alla conoscenza dei fatti siano da preferire le “competenze”, in linea coi dettami dell’odierna pedagogia scolastica. Ma competenze di che cosa se si ignorano i fatti (nella storia) e i luoghi (nella geografia). Oggi nella percezione dello studente medio il passato anteriore alla sua nascita e, forse, a quella dei suoi genitori, resta avvolto in una nebulosa indistinta. Un passato generico, in cui non si distinguono le specificità cronologiche – che so – dell’età di Cesare, delle crociate e della seconda guerra mondiale. Lo stesso per la geografia in cui, visto che i meri dati si trovano comodamente in rete, si devono insegnare e stimolare le “competenze”. Dopodiché, pazienza se si ignora dove si trovano l’oceano Pacifico, gli stati del mondo o non si conosce il numero approssimativo degli abitanti della terra: tanto si tratta di esecrabile nozionismo.
Antonio Violante , antonio.violante1@unimi.it

italians.corriere.it | 18.12.2017

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