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Corsica, il trionfo degli autonomisti.

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Corsica, il trionfo degli autonomisti.

La coalizione dei nazionalisti al 57% conquista la maggioranza assoluta. Il leader Simeoni: «Ora abbiamo un Paese da costruire» Già pronta la lista delle rivendicazioni: il corso lingua ufficiale con il francese e negoziati per ottenere un nuovo statuto dell’isola.

Le elezioni.
«La Francia? È un paese amico della Corsica» ha detto una volta il leader corso Jean-Guy Talamoni, precisando, per chi non l’avesse capito, che lui «non si è mai sentito francese» e che «non ha mai cantato la marsigliese». Dal primo gennaio Talamoni sarà uno dei 63 membri del nuovo “governo corso” eletto ieri. Con lui, una maggioranza schiacciante di nazionalisti riuniti sotto una sola bandiera, quella della coalizione Pè a Corsica (per la Corsica), guidata dall’autonomista Gilles Simeoni, nuovo “re” dell’isola, come titolavano ieri, senza troppa ironia, i siti d’informazione.

L’Assemblea unica.
Per la prima volta, la regione sarà guidata da un Assemblea unica, frutto della riforma amministrativa del 2011, che riunisce ormai in un solo emiciclo i due antichi Dipartimenti e il Consiglio Regionale, che prima si spartivano il potere. Al secondo turno di ieri, l’alleanza nazionalista ha confermato e amplificato il risultato di domenica scorsa arrivando al 57 per cento secondo gli exit poli. Simeoni, già sindaco di Bastia, autonomista di nascita, ha salutato un risultato «straordinario», mentre di numeri «grandissimi» ha parlato Talamoni. I partiti “nazionali” sono stati spazzati via, una batosta annunciata già una settimana fa: se la destra regionalista di Mondoloni arriva seconda con appena il 16,5 per cento, i Républicains e la République en Marche sono relegati a un umiliante 13 per cento. Nonostante un’astensione sempre alta (poco sotto al 50 per cento), la vittoria dei nazionalisti è senza appello e la notizia non farà piacere né all’Eliseo né al governo. «Collaboreremo con i vincitori delle elezioni» ha sobriamente commentato il portavoce del governo Benjamin Griveaux. Commentatori e analisti si sgolano da settimane a precisare che la Corsica non è la Scozia né tantomeno la Catalogna, che l’indipendenza è un sogno dell’immaginario collettivo ma che in realtà i corsi vogliono “soltanto” più autonomia. Molta più autonomia.
«Abbiamo un Paese da costruire» ha annunciato Simeoni, che promette di passare subito ai fatti, visto che il nuovo governo è eletto per soli tre anni.
La coalizione autonomista ha già pronta la lista delle rivendicazioni, è corta, ma perentoria: amnistia per i “prigionieri politici”, corso dichiarato lingua co-ufficiale con il francese, statuto speciale di residenti per i corsi per combattere “la speculazione immobiliare” sull’isola. L’obiettivo è intavolare subito i negoziati con Parigi e arrivare a un nuovo statuto di autonomia entro i prossimi dieci anni. La nuova coalizione al potere a Bastia ha beneficiato anche dei voti dei “duri” indipendentisti di “U Rinnovu” che al primo turno non erano riusciti a superare la soglia del dieci per cento. Senza dare indicazioni di voto agli elettori, il loro leader Paul-Felix Benedetti ha comunque esultato per «la straordinaria maggioranza assoluta ai nazionalisti». Ieri sera, le bandiere con la testa di moro, erano a tutte le finestre.

Francesca Pierantozzi | Il Messaggero | 11. 12. 2017

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