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Trentino Alto Adige, autonomia e Unione Europea: c’è l’Euregio.

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Lettera Trentino Alto Adige, autonomia e Unione Europea: c’è l’Euregio.

Caro Beppe, la regione Trentino Alto Adige è caratterizzata da popolazioni di lingua germanica, ladina e italiana. Gallia omnia divisa est in partes tres? Non è così, però le valide ragioni storiche dell’autonomia sono ben descritte nel sito della Regione: www.regione.taa.it – “Autonomia” significa innanzitutto Delega e Responsabilità. Significa che le tradizionali competenze dello Stato sono gestite in proprio con i soldi provenienti dal 90% delle tasse locali che coprono per intero Sanità, Scuola, Viabilità, Ammortizzatori e tant’altro, tranne che Difesa, Polizia e Magistratura. Si sa che la regione è italiana dal 1918: “ciapài col sciòp”!, diceva mio nonno, e Lilli Gruber ben racconta in “Eredità. La mia famiglia” (ed 2012) di quei soldati che arrivarono sulla porta di casa della bisnonna e del periodo di omologazione forzata dal governo fascista. Nel 1946, i patti De Gasperi-Gruber giunsero a garantire la specialità delle minoranze residenti sulle montagne del confine. Caro Beppe, che l’autonomia sia anacronistica è noto: infatti, lo Statuto è in corso di revisione! Mancano i riferimenti all’Europa, alla cooperazione transfrontaliera ed è cambiato il quadro dei rapporti finanziari con Roma. Gli sbadati non lo dicono, ma i Patti di Milano (2009) tra Regione e Stato hanno di fatto ridotto le disponibilità dal 90% a circa il 75%. Levando risorse a qualcosa che funziona, lo sappiamo, non si crea sviluppo. La via del cambiamento ha invece radici nella specificità, qui si conforma a nuove generazioni che parlano lingue diverse e che auspicano una macro-regione europea che sia ponte della penisola verso la nuova realtà. L’Euregio ( https://it.wikipedia.org/wiki/Euregio_Tirolo-Alto_Adige-Trentino ) è un iter già avviato tra le province di Trento, Bolzano e Innsbruck, ed è seguito con favore dalla maggioranza dei cittadini. Se per ‘specialità anacronistica’ s’intende ‘superata’, voto sì; se ‘inopportuna’, direi di no; se promuoverla è azione di buon governo, mi pare di sì. Non ti pare?
Giuliano Gabrielli, gabrielli.giuliano@gmail.com

italians.corriere.it| 04.11.2017

 

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