L'ERA comunicaTranslimen! 5 minuti

«Siate uniti!» e Stati Uniti

Translimen 5 minuti del 4 novembre 2017

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Nella giornata dedicata alla commemorazione dei defunti sono stato al Cimitero di Teramo, sulla tomba di Marco Pannella. Anzi, per essere più precisi, ci sono stato il giorno prima, nella giornata dedicata ai Santi che, a mio parere, trovavo più indicata per la figura di Marco che, come non violento, tutto sommato ha incarnato la figura di santo laico.

Ci sono stato sia per portarvi la tessera numero 1 del Trentennale dell’ERA, che gli avevamo lasciato suo nome e nostro onore sia, come si fa in molti casi quando ci si reca sulle tombe dei grandi, per riflettere sulla battaglia da portare avanti della quale ci ha lasciato il testimone, quella sulla “lingua comune della specie umana” là dove, in totale contrasto con la sua ammonizione “siate uniti” [comunicazione di Rita Bernardini sulle volontà di Pannella], alcuni radicali parlavano invece in quei giorni di Stati Uniti, e ne parlavano a dispetto e in contrasto totale con quella che è stata la sua più antica e nel contempo più recente battaglia: quella della lingua comune della specie umana che, in chiave europea, si traduce nella lingua comune della specie umana residente in Europa o, se vogliamo vederla chiave federalista, in quella di una Lingua Federale europea. Tutti fanno finta di nulla di fronte al fatto che da molti decenni gli italiani sono stranieri in Europa. Con governi che hanno fatto e fanno finta di nulla di fronte al fatto che la Commissione europea interroga perennemente il popolo europeo sempre in inglese accompagnato, ma solo a volte, da francese e tedesco ma, quasi mai, nelle 24 lingue dei popoli che compongono l’Unione.

Tante facce luttuose per l’uscita della Gran Bretagna non si sono viste quando l’Islanda, che aveva già adeguato la propria legislazione a quella comunitaria, decise nel 2015 di non entrare nell’Unione né, soprattutto e ancor prima, quando uscì dall’Unione europea, nel 1985, la Groenlandia. Eppure la Groenlandia è vero che ha gran parte del territorio ghiacciato, ma sono pur sempre 2.167.000 km quadrati di superficie, materie prime importanti, e in gran parte da estrarre e, tra l’altro, proprio davanti al Canada. Insomma geopoliticamente più importante della Gran Bretagna che ha il 10,6% di territorio rispetto a quello. Senza contare il fatto che, di certo, i poveri Inuit non hanno mai esercitato un ruolo coloniale. Anzi, lo hanno subito dai danesi, così come noi europei lo subiamo da decenni dagli inglesi e dalla loro lingua: i risultati ormai sono sotto gli occhi di tutti, ed hanno travalicato la tragicità per entrare nel comico cosicché, mentre inglesi ed inglese sono in uscita dall’Unione europea e il loro percorso di uscita si concluderà necessariamente a marzo del 2019, tutti sono intenti a parlare dell’uscita dalla Gran Bretagna, con più o meno accenti luttuosi e, devo constatare, tra noi radicali persino maggiori che non a quelli conseguente alla morte di Marco Pannella. Ma nessuno parla del fatto che anche la lingua inglese è in uscita, e che la battaglia di Pannella per la lingua comune della specie umana oggi è la battaglia centrale per tutti i radicali transnazionali e transpartitici.
Marco, da dietro una lastra di marmo, mi ha suggerito di scrivere ai compagni perché, oggi, l’umanità ha fame di parola, rischia di morire per fame di parola, per non avere una lingua comune in quanto specie umana al di là di ricchezze povertà, di religioni e razze, di sesso, lingue, nazioni ed etnie.
Ho pensato: effettivamente è come «’A livella» [pezzo da Totò in ‘A livella], però al di qua della morte, ossia nella vita.

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