Politica e lingue

Sessismo linguistico.

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Email di Antonia Fusco.

Gentile direttore, ho seguito con piacere l’evoluzione della rivista che si è trasformata in un giornale denso di spunti stimolanti. Vorrei spendere due parole sulla questione delle qualifiche professionali ormai appannaggio anche di gran parte della popolazione femminile. La definizione di ingegnere, architetto, direttore, giudice, sindaco, magistrato, ministro, avvocato non appartiene più al mondo maschile, ma è stata assegnata a numerosissime donne eccellenti, che non si sono assolutamente sognate di farsi chiamare ingegnera, architetta, sindaca, avvocata, magistrata, ministra. Tali titoli sono ormai diventati di genere “neutro”, e volti al femminile hanno un suono bruttissimo. Ogni volta che sento la parola ministra non posso che pensare alla minestra e alcune donne ministro hanno chiesto di non essere definite così. Sono stata un “Primaria”. Non penso che l’uguaglianza si debba manifestare creando brutti neologismi. Grazie per l’ospitalità e complimenti per l’originalità dei suoi scritti.

“Cara Antonia, anch’io preferisco essere chiamata direttore. Ma sono consapevole che l’uso della lingua sia sessista. Non mi piace il termine “direttrice” perché l’associo all’immagine di un’arcigna badessa, tramandata dalla lettura maschilista del mondo. La saluto con affetto”.

Grazia n. 46| 2.11.2017

 

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