Politica e lingue

La comunicazione è cosa troppo seria per lasciarla ai linguisti.

La questione non è quella della lingua universale bensì anazionale.

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Ecco perché una lingua universale è impossibile.

Il grande linguista Noam Chomsky per comprendere il funzionamento del linguaggio teorizzò il modello generativo trasformazionale. Un modello intorno a cui ha continuato a lambiccarsi sino a sostenere che ogni lingua è un’astrazione, mentre concretamente esistono solo le lingue parlate da ogni singolo parlante. Ma intorno alla struttura profonda del linguaggio, gli studiosi hanno continuato a interrogarsi. Fra di loro spicca la figura di Andrea Moro, neuro scienziato oltreché linguista, internazionalmente accreditato come l’erede di Chomsky. Nel suo nuovo saggio, “Le lingue impossibili”, Moro va alla ricerca di quella parte del cervello dedicata all’apprendimento del linguaggio che Chomsky aveva solo ipotizzato, una sorta di grammatica universale biologicamente determinata. Utilizzando la tecnica delle neuroimmagini e la risonanza magnetica, lo studioso giunge al convincimento che la sintassi delle lingue umane sia insita nella struttura neurobiologica del cervello, e non sia da considerare come un fatto culturale o convenzionale.
Vi sono dunque lingue impossibili, lingue possibili e quelle artificialmente create con tipi di sintassi che la nostra mente, ovvero le nostre reti neuronali non hanno la possibilità di riconoscere. Addio dunque al sogno di una lingua universale, un esperanto antibabelico? Probabilmente sì, perché «la linguistica ha chiarito che la struttura di una lingua umana dipende direttamente dall’architettura del cervello e non essendo tutti cervelli uguali il linguaggio universale è impossibile». Questo significa tornare al paradosso dell’ultimo Chomsky, basato sull’idea che esistono solo i singoli linguaggi? Non propriamente: «Tutte le lingue – spiega Moro – possono essere viste come la variazione su uno stesso sistema, un po’ come i fiocchi di neve: ai nostri occhi sembrano tutti diversi, come sembrano tutte diverse le lingue alle nostre orecchie, ma la struttura di basa è la stessa.

Guido Gaserza| Il Mattino| 4.11.2017

1 commento

  • Che non ci fosse possibilità di una lingua universale forse non c’era necessità di fare tanti studi, era sufficiente osservare le diverse scritture elaborate, i diversi sistemi fonetici e concettuali racchiuse nelle lingue esistenti.
    Questo articolo però rischia, tutto sommato, di creare confusione nel lettore non uso a studi di economia linguistica, diritti umani linguistici e lingue anazionali. Infatti scrivendo “un esperanto antibabelico” sostiene una cosa FALSA, ossia che La Lingua Internazionale (detta Esperanto) abbia qualcosa a che vedere non l’utopia della lingua universale.Non è così! L’Eo è nato per dare una SECONDA lingua anazionale e anazionalistica all’umanità, e quindi difendendo le lingue madri di ciascuno dal fenomeno del colonialismo linguistico di altri popoli, esatamente come accade oggi con la nazionalizzazione linguistica inglese di interi popoli e continenti grazie a fiancheggiatori e corrotti interni. Ed è quindi a questa tesi che alla fin fine si fa l’occhialino parlando di lingua universale e non di lingua internazionale.

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