Politica e lingue

Anche la RAI per la nazionalizzazione linguistica inglese. Con il canone degli italiani.

La Rai lancia il suo canale in inglese.

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La Rai lancia il suo canale in inglese. Obbligo di acquisto di programmi tv da produttori indipendenti.

Il nuovo Contratto di Servizio aggiorna i “doveri” della televisione di Stato, ma assegna anche risorse certe a Viale Mazzini per tre anni. Rafforzato il no agli spot nelle trasmissioni per bambini. Conti dei sei mesi in rosso, solidarietà a Maggioni.

ROMA – Film, fiction, telegiornali, finanche telecronache sportive: tutto in inglese. Nel 2018, la Rai distribuirà nel mondo un canale che racconterà il nostro Paese agli stranieri, 24 ore al giorno e interamente in lingua inglese. Il nuovo Contratto di Servizio, la raccolta degli impegni che la tv di Stato prende con gli italiani a fronte del pagamento del canone, prevede anche un sostegno ai produttori indipendenti di programmi. Viale Mazzini dovrà comprare trasmissioni originali per ideazione, da piccoli produttori indipendenti, per almeno 2 milioni nel 2018; per almeno 3 dal 2019. E la spesa aumenterà ancora a ogni successiva stagione televisiva.

Il nuovo quadro regolamentare è stato affrontato dal consiglio di amministrazione di viale Mazzini che ha approvato i conti relativi al primo semestre 2017, che hanno risentito principalmente della contrazione dei ricavi da canone per 35,4 milioni (-3,8%), in conseguenza del calo da 100 a 90 euro, nonché della riduzione (dal 67% al 50%) della quota di extragettito a favore dell’azienda. Il semestre del gruppo si chiude così con una perdita di 2,2 milioni, ma si conferma anche la previsione di un “sostanziale pareggio” a fine anno.

Dal board è arrivata anche “all’unanimità la solidarietà alla presidente Monica Maggioni ribadendo che il suo operato è sempre stato in linea con il mandato editoriale e i principi dell’azienda di servizio pubblico”. Una presa di posizione all’indomani del blitz della Guardia di finanza a Viale Mazzini, nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma – contro ignoti – su presunti illeciti compiuti dal 2013 al 2015.

Il Contratto affronta poi il nodo di Sky, ai cui abbonati ancora oggi viene negata la visione di alcuni programmi della Rai, oscurati. In nome della neutralità tecnologica, la televisione di Stato “dovrà” offrire tutte le sue trasmissioni anche agli editori del satellite, anche alle pay-tv. Nello stesso tempo, sarà suo diritto chiedere che Sky paghi dei soldi per la trasmissione dei canali del servizio pubblico, dopo una trattativa economica “equa e non discriminatoria”.

A proposito di segnale televisivo, Viale Mazzini va incontro a un importante sfida tecnologica.
Entro il 2022, dovrà liberare le frequenze della sua rete migliore, cioè i “binari” dell’etere lungo i quali corrono anche i programmi di RaiUno, RaiDue, RaiNews24. Queste sue frequenze, tutte della banda 700, dovranno essere cedute alle aziende di Internet e della telefonia perché ce lo chiede l’Europa. La tv pubblica dunque sposterà il suo segnale lungo altre frequenze che oggi ospitano sia RaiTre sia alcune emittenti private locali.
In questo cambio, la televisione pubblica avrà bisogno di mandare il suo segnale anche ai satelliti proprietà di RaiWay, e da questi alla rete terrestre dei ripetitori e delle antenne. Alla fine di questo riassetto e di queste triangolazioni del segnale, Viale Mazzini dovrà portare i suoi canali al 100 per cento della popolazione italiana. E tra questi canali c’è ne sarà uno nuovo, interamente dedicato alla vita politica (dai lavori parlamentari al Quirinale fino all’Ue e alle autorità indipendenti).
Gli investimenti editoriali e tecnologici richiedono spese importanti. Per questo, lo Stato dovrà dare al sevizio pubblico un quadro certo delle entrate da Canone per almeno tre anni.
Il Contratto – che definisce la Rai un’azienda multimediale oltre che televisiva e radiofonica – fissa altri “doveri”. L’azienda dovrà sottotitolare almeno l’80 per cento dei suoi programmi in favore delle persone con disabilità; ed eliminare la pubblicità da ogni suo canale per bambini (la tv di Stato ha già scelto di farlo, ora è obbligata a non tornare indietro: spot addio).
Il Contratto è frutto delle trattative tra Viale Mazzini e il ministero dello Sviluppo Economico. Adesso sarà spedito alla Commissione di parlamentari che vigila sulla Rai, per un esame che durerà un mese. Quindi Rai e ministero avranno altri 45 giorni per stilarne una versione definitiva. Il pronostico è che il Contratto entrerà in vigore a gennaio del 2018, e per cinque anni. Il precedente Contratto risaliva al 2015 e non era più stato aggiornato per le incomprensioni tra i politici e l’azienda tv.

Aldo Fontanarosa | La Repubblica |26 Ottobre 2017

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