Politica e lingue

Alfano:« L’italiano, una lingua da difendere e diffondere».

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Alfano:« L’italiano, una lingua da difendere e diffondere» (Corriere della Sera).

Caro direttore,

partiamo da un dato di fatto: l’italiano è una delle lingue più amate e studiate al mondo. Nel dibattito interno al Paese, incentrato soprattutto sui rischi di un progressivo impoverimento grammaticale e linguistico, si chiudono spesso gli occhi di fronte all’attrattività che la nostra lingua esercita all’estero, con oltre due milioni di stranieri che ogni anno si avvicinano allo studio dell’italiano.

Consapevole di questo interesse ma anche della necessità di coltivarlo e rafforzarlo, nel 2001 il ministero degli Esteri, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, la Società Dante Alighieri e con il sostegno delle Autorità federali svizzere, ha istituito la Settimana della lingua italiana nel mondo, che celebriamo ogni anno a ottobre. Questa manifestazione è divenuta nel tempo la rassegna di riferimento per un vasto programma di eventi culturali, mostre, conferenze, concerti e incontri che, grazie al ruolo svolto dalla rete diplomatico-consolare e dagli Istituti italiani di cultura, raggiungono centinaia di migliaia di spettatori in tutto il mondo. Ogni anno un argomento diverso funge da filo conduttore per gli oltre mille eventi programmati, che abbracciano tutte le forme di arte seguendo un filo rosso individuato di volta in volta. Il tema prescelto per l’edizione di quest’anno è il rapporto tra lingua italiana e cinema, sulla scia dell’attenzione riservata recentemente al legame tra italiano e industrie creative. Innegabile infatti il fascino che il nostro cinema esercita in tutto il mondo e la sua capacità di rappresentare il nostro modo di vivere e il nostro Paese.

Nella cornice di un grande film, la lingua italiana trasmette all’estero le immagini e i valori di bellezza e qualità che costituiscono il fondamento di uno stile di vita apprezzato in tutto il mondo. Fuori dall’Italia esiste una comunità di quasi trecento milioni di persone che guarda con interesse e ammirazione al nostro Paese che, come non mi stancherò mai di ripetere, è la superpotenza mondiale della bellezza. Alcune forme di arte (penso ad esempio all’opera lirica) si identificano quasi completamente nell’italiano.

Ma l’arte, la cultura, il fascino che esercitiamo all’estero non è solo cibo per l’anima, ma anche una ricchezza concreta, un patrimonio di valore inestimabile che stiamo imparando a utilizzare sempre meglio. Se in Italia ci preoccupiamo della tendenza a utilizzare eccessivamente termini inglesi (proprio il Corriere dava conto qualche settimana fa delle nuove schede di «pronto soccorso linguistico» contro la diffusione degli anglicismi) all’estero avviene spesso il contrario, con tanti vocaboli italiani che, grazie alla forza evocativa del «marchio Italia», entrano nel linguaggio globale comune. Ce ne accorgiamo quando viaggiamo e lo dimostrano gli studi che indicano l’italiano come la seconda lingua più utilizzata al mondo nelle insegne e nei marchi commerciali, subito dopo l’inglese. Un numero crescente di imprese utilizza l’italiano nelle campagne di comunicazione internazionale per identificare i propri prodotti con la qualità e la bellezza che l’Italia evoca a ogni latitudine.

Promuovere la nostra lingua significa promuovere noi stessi e la diffusione dell’italiano rappresenta quindi una delle priorità della nostra azione di politica estera. Lo ricordava il presidente Mattarella nel suo intervento conclusivo agli Stati generali della lingua italiana del 2016, quando ci invitava a proporre all’estero la lingua italiana attraverso «l’umanesimo che deriva dalla nostra cultura, dal modo di vivere e di lavorare».

Accanto ai successi conseguiti, molte sono le sfide che rimangono ancora aperte, soprattutto se consideriamo le enormi potenzialità della nostra cultura. Ci sono spazi ulteriori che possiamo conquistare e siamo al lavoro per farlo con una rete di professionisti dedicati in tutto il mondo e con l’opera quotidiana dei nostri uffici all’estero, che desidero ringraziare pubblicamente.
(Fonte esteri.it, 15/10/2017).

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