Politica e lingue

Il ministro Fedeli, Tullio De Mauro e gli studenti che ignorano l’italiano.

Lettera a Italians

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Lettera: Il ministro Fedeli, Tullio De Mauro e gli studenti che ignorano l’italiano.

Caro Beppe, tu giudichi “francamente eccessive” le conclusioni della signora Strano nella sua lettera sull’obbligo di ritiro degli adolescenti a scuola (“I bambini sanno tornare da scuola”, http://bit.ly/2ihPVOd ), mentre per me sono fin troppo soft. Come dovremmo infatti giudicare un paese che ha reso ministro dell’Istruzione una donna che non ha titoli, non ha cultura, non ha niente di niente di quel che servirebbe per svolgere l’incarico che in modo assolutamente stupefacente le è stato assegnato? Ministro dell’Istruzione quando non meriterebbe neanche quello di assessore alle varie ed eventuali in un comune di mille abitanti! Un paio di esempi a sostegno: quando morì Tullio de Mauro lei annunciò “uno studio approfondito dei suoi scritti: partendo dalla lezione di De Mauro chiederemo di capire come tradurre in azioni didattiche concrete l’esigenza di accrescere la padronanza linguistica di studentesse e studenti”. Ciò in risposta al pessimo stato della conoscenza della lingua italiana riscontrabile in troppi studenti e denunciata da centinaia di docenti universitari. Peccato che, come rilevò il sempre ottimo Galli della Loggia ( http://bit.ly/2jXrQQw ), “se le competenze linguistiche dei giovani italiani si stanno avviando verso la balbuzie twittesca qualche responsabilità, e non proprio minima, ce l’ha avuta proprio anche il linguista Tullio De Mauro”, il quale (guarda caso negli anni ’70), auspicava “un ribaltamento in senso democratico della pedagogia linguistica tradizionale”; della serie: scrivete come cavolo vi pare, l’importante è opporsi alle classi dominanti che vogliono imporci anche i puntini sulle “i”! Altro esempio, l’apertura entusiasta nei confronti del cellulare a scuola. Cosa volete che contino mai le grida di allarme lanciate da scienziati e studiosi sui rischi che tablet e affini hanno sullo sviluppo cognitivo e sulle competenze manuali e logiche dei bambini e dei ragazzi? Per la nostra ministra niente, pur di cavalcare l’onda e mostrarsi sul pezzo, quindi avanti con le commissioni e le tavole rotonde! Ora siamo al ritiro accompagnato di ragazzi che a volte sono già alti due metri e hanno la barba e la ministra, dopo un approfondito studio del problema e con grande abilità dialettica, risponde a noi genitori: “fatevene una ragione, la legge dice così”. Cara ministra, abbia pazienza, io devo già farmi una ragione di doverle pagare lo stipendio!
Sara Gamba, gambasara@tiscali.it

italians.corriere.it | 1.11.2017

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