L'ERA alle Nazioni Unite

Lingua comune della specie umana: Giorgio Pagano incontra il Capo Ufficio ONU Flumiani.

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Lingua comune della specie umana: Radicali incontrano il Capo Ufficio ONU Flumiani.

In merito alla campagna del Partito Radicale e dell’ERA Onlus per la lingua comune della specie umana, Giorgio Pagano ha incontrato il 16 dicembre alla Farnesina, la Consigliere d’Ambasciata Catherine Flumiani, Capo Ufficio ONU della Divisione Generale Affari Politici del Ministero degli Esteri.

Nel corso dell’incontro, al quale era presente anche il Segretario di Legazione dell’Ufficio II Pierro, è stata ricordata, traendo profitto della discussione sugli obiettivi Post 2015 dell’Organizzazione, l’iniziativa Radicale di sensibilizzazione delle Nazioni Unite in merito alla Campagna per la lingua comune della specie umana sia nel perseguimento del benessere per tutti, della pace, della nonviolenza, sia nel rispetto della biodiversità linguistico-culturale. E’ stata altresì ricordata la positiva accoglienza dell’Ambasciata permanente italiana presso le Nazioni Unite, così come i colloqui avuti con il Nunzio Apostolico nonché con gli Ambasciatori permanenti di Benin, Irlanda, Haiti e Panama.

Il Segretario dell’ERA ha illustrato la necessità sempre più stringente di avere una lingua per l’umanità anche nella prospettiva di maggiore unione continentale che rischia di avere, invece, esiti nazionalistici per l’effetto oligopolistico che già ne sta pregiudicando la democrazia interna con l’imposizione ai 28 Paesi membri di inglese, francese e tedesco. Proprio a partire dagli studi europei di Selten, Grin e Lukacs che indicano gli effetti economici miliardari della discriminazione linguistica in Europa si potrebbe proporre alle Nazioni Unite di effettuarne di analoghi in chiave mondiale.

Mentre squisitamente nei termini di Diritti umani e del perseguimento della Pace sarebbe quella già messa a punto dalla Società della Nazioni negli anni ’20 e da riproporre oggi in virtù dei nuovi imperi, quelli della Mente, i quali traggono dalla dominazione linguistica ben maggiori guadagni che non dalle passate conquiste coloniali attraverso l’occupazione di territori ed asservimento di popoli.

La Consigliera Flumiani ha evidenziato come, comunque, l’Italia è un Paese che dialoga con tutti e questo certamente facilita le iniziative che intraprende, in merito a questa si tratta di informarne l’intera catena ministeriale ai concreti fini di una decisione operativa di merito che, peraltro, non potrà prescindere dalla creazione di uno “zoccolo duro” di governi e ONG che, in seno alle Nazioni Unite, la sostengano fattivamente. Un’altra opzione facilmente perseguibile – ha aggiunto la Consigliera – è quella di provare ad inserire la questione “lingua comune della specie umana” all’interno dell’Agenda 2030, magari trovando un punto di vista accattivante nel flusso principale dei lavori, che favorisca l’interesse degli stati membri e delle altre ONG, ad esempio relativamente all’istruzione egualitaria e di qualità per tutti. Inoltre il tema può essere anche portato avanti all’interno delle strategie di peacekeeping delle NU, dato che la questione linguistica è uno dei punti di attenzione nel perseguimento delle procedure in Africa, ad esempio nell’invio da parte delle NU di giuristi e militari. Questione, quest’ultima, già nota alla delegazione radicale dopo l’incontro con l’Ambasciatore del Benin a NY, il quale aveva spiegato come, incredibilmente, le Nazioni Unite mandassero militari anglofoni in operazioni condotte però nei territori dell’Africa francofona.

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