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Una grande rete Radiotelevisiva italofona per le antenne italiche nel mondo.

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Una grande rete Radiotelevisiva italofona per le antenne italiche nel mondo.

Intervista a Loredana Cornero, segretaria generale della Comunità Radiotelevisiva italofona, riunitasi recentemente a Milano.

di Niccolò d’Aquino.

La 32esima Assemblea generale della Comunità Radiotelevisiva italofona, svoltasi a Milano nell’ambito del Prix Italia, ha dato appuntamento anche a vari studiosi e politici sensibili al tema dell’italicità, come Piero Bassetti, Valdo Spini e Silvia Costa. Con la coordinatrice Loredana Cornero abbiamo fatto il punto sul network di gionalisti, producer e manager tv italici sparsi nel mondo

Una radiotelevisione italica mondiale? Ancora non esiste, ovviamente. Ma dovrebbe. Perché le premesse ci sono. E si sono viste alla 32esima Assemblea generale della Comunità Radiotelevisiva italofona, svoltasi a Milano nell’ambito del Prix Italia.
Coordinati da Loredana Cornero, segretaria generale della Comunità, si sono dati appuntamento studiosi e politici come Piero Bassetti, vero padre e propugnatore della italicità, e Valdo Spini che, dopo una consistente esperienza alla Camera, ora presiede l’Associazione delle Istituzioni di Cultura italiane. Ufficialmente il tema dell’assemblea era sulla “Lingua italiana patrimonio culturale immateriale”. E l’apertura dei lavori da parte di Silvia Costa,parlamentare europeo che si è spesa per la promozione e la realizzazione del 2018 come anno europeo del patrimonio culturale materiale e immateriale e che ai partecipanti ha anticipato numerosi progetti collegati all’iniziativa, ha ampiamente giustificato il titolo dell’incontro.
Ma un interesse a parte lo hanno suscitato i rappresentanti di numerose emittenti in lingua italiana in giro per il mondo: giornalisti, producer, manager. Sono venuti anche dall’Australia e dall’Argentina. E in tanti dall’”Italia di fronte”, quei Paesi dall’altra parte dell’Adriatico (Albania, Slovenia, Croazia, Montenegro) che all’Italia e alla sua lingua, appresa soprattutto grazie alle trasmissioni RAI, sono legati all’insaputa della maggioranza degli stessi italiani. Nell’austera e ottocentesca aula ad emiciclo di Palazzo Giureconsulti dove si sono tenuti i lavori, erano quasi tutti giovani, il che è incoraggiante. Ed erano chiaramente tutti molto motivati. Lavorano per i programmi in lingua italiana di emittenti per lo più istituzionali, perché la Comunità radiotelevisiva italofona è stata fondata, nel 1985, da tre enti radiotelevisivi pubblici: la RAI, la RTSI radiotelevisione della Svizzera italiana e l’emittente di Capodistria. A cui, nel corso degli anni, si sono aggiunti molti altri: Radio Vaticana, San Marino e poi le radio di Croazia, Colonia, Romania, Tirana eccetera. Ma è apparso chiarissimo che la “visione” di questi giovani è non istituzionale e pronta ad accogliere le novità: sia tecnologiche sia culturali.
Al termine dell’Assemblea, “La Voce di New York” ha raccolto le impressioni a caldo della organizzatrice, Loredana Cornero.
Un primo bilancio?
“Di sicuro c’è stata una grande partecipazione. Anche di personalità, come Silvia Costa o Piero Bassetti, che non fanno strettamente parte del nostro “circuito” abituale. Ma quello che veramente mi è piaciuto è l’entusiasmo dei colleghi delle varie emittenti in giro per il mondo, tutti evidentemente interessati non soltanto a partecipare ma anche ad accogliere nuove proposte. Mi sento di dire che il lavoro che abbiamo fatto finora sta pagando. I nostri partner sentono, prima di tutto, che da parte della RAI – che ha avuto e ha indubbiamente un ruolo importante di promozione e coordinamento – non c’è però alcun intento prevaricatore. Tutti hanno mostrato di avere voglia di partecipare e compartecipare l’idea di fondo: ovvero che la lingua italiana diventi un progetto condiviso di valorizzazione, di accoglienza e mai di chiusura”.
La Comunità radiotelevisiva italofona ha ormai 32 anni. Come è cresciuta?
“Abbiamo lavorato tantissimo per andare oltre alla semplice visibilità di un gruppo di emittenti di lingua italiana. Fondamentali sono state le rubriche realizzate in coproduzione: giornalisti delle differenti emittenti che hanno lavorato insieme. Sono stati importanti scambi di esperienze, serviti anche per accrescere la consapevolezza di far parte di una comunità internazionale con un dato di partenza uguale: la lingua italiana. L’obiettivo è fare rete…”
Ecco, appunto: la rete. Al di là delle intenzioni è davvero possibile realizzarla? E come?
“Noi già funzioniamo in un qualche modo come una “redazione centrale” non ufficiale. Quando succedono eventi in Paesi lontani, molte delle nostre emittenti associate ci chiamano chiedendoci se abbiamo un contatto in quel Paese. E noi, se lo abbiamo, glielo forniamo e li mettiamo in contatto. Queste collaborazioni, a ben vedere, possono essere considerate l’inizio di una rete. Fare una vera e propria rete, invece, è complicato, perché ogni emittente ha i propri palinsesti. Sarebbe difficile, almeno per il momento. Quello che stiamo facendo è creare dei rapporti. Mettere le basi”.
La maggior parte delle vostre emittenti associate sono radio. Ci sono però anche dei canali televisivi…
“La maggior parte sono radio perché fare una radio è obiettivamente più facile ed economico. Per fare un esempio: in Romania l’emittente di Stato ha un solo canale televisivo ed è in rumeno. Invece ha 18 canali radio in altrettante lingue differenti, tra cui l’italiano. Più o meno è un po’ così dappertutto”.
Voi, come è scritto nella vostra “ragione sociale”, vi occupate di radiotv. Ma il web e la carta?
“Ce ne occupiamo pure. Soprattutto il web. Andate sul nostro sito e vedrete quanto siamo attivi, con i link, i rimandi, le segnalazioni, la presenza sui social, Facebook e non solo. E non trascuriamo nemmeno la carta. Stiamo trattando, per esempio, con la casa editrice Edit di Capodistria. E pubblichiamo molti libri sulla lingua italiana. Abbiamo una rubrica, che curo io e che si chiama Tra le righe, in cui intervisto un autore che ha scritto sulla lingua italiana”.
Il prossimo passo?
“Ok, ecco un anticipazione. Vogliamo lanciare un progetto su “l’italiano e il cinema”. Il tema è affascinante. Lo realizzeremo, come gli altri, in coproduzione con alcune delle emittenti della Comunità. Intanto, il prossimo appuntamento sarà il nostro seminario di formazione, in aprile. Insomma: non ci fermiamo, siamo lanciati. E questa Assemblea a Milano ci ha confermato che facciamo bene”.
(Da lavocedinewyork.com, 5/10/2017).

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