L'ERA comunica

Pagano a Gozi: No all’italiano ancora clandestino in Europa, bensì lingua di lavoro Ue.

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Impugnazione dei bandi trilingue, consultazioni del popolo europeo “monopolinguistiche”, italiano lingua di lavoro dell’Unione europea.
Il Segretario dell’ERA Giorgio Pagano chiede un incontro al Sottosegretario Gozi.
 
Di fronte ad un panorama europeo che vede il proseguirsi di del regime trilingue, con in prima posizione la lingua inglese seguita da francese e tedesco il segretario dell’Associazione Radicale Esperanto Giorgio Pagano chiede un incontro al sottosegretario Sandro Gozi.  “Ad oltre 1 anno dalla decisione degli inglesi di uscire dall’Ue, afferma Pagano,  l’Ufficio Europeo di Selezione del Personale (EPSO) continua a bandire concorsi linguisticamente anglocoloniali in cui “La lingua 2 deve essere l’inglese, il francese o il tedesco” 
Così come prosegue l’operato antidemocratico e linguisticamente discriminante dei cittadini europei non anglofoni da parte della Commissione. Essa ha infatti svolto, a partire dalla decisione referendaria dell’UK di uscire dall’Ue, 102 consultazioni dei popoli europei, di cui solo 22 sono nelle 24 lingue (quindi anche in italiano), 40 in francese e tedesco e 79 in inglese. Vale a dire che il 77,45 % delle consultazioni pubbliche è in quella lingua, l’inglese, destinata ad uscire dall’Ue assieme alla Gran Bretagna.  
Iniziative del governo italiano, auspica il segretario dell’ERA, che impugnino ogni bando linguisticamente discriminatorio, riconducano l’operato della Commissione al rispetto dei diritti linguistici, facciano opera di conoscenza sulle conseguenze linguistiche della Brexit.  
In questo quadro ci si augura che si possa perseguire fattivamente l’obiettivo di far diventare l’italiano lingua di lavoro, con le conseguenze positive, anche economiche, che questo comporterebbe per il nostro Paese: ossia l’assunzione di funzionari e personale europeo italofono, ma anche la fine della schiavitù linguistica degli italiani nel dover presentare i progetti europei in una delle 3 lingue di lavoro attuali o, peggio, esclusivamente in inglese, ossia nella lingua che, a marzo 2019, sarà quella di un Paese avversario (se mai è stato amico) dell’Ue. 
 
Alcuni dei passi più significativi della lettera:
[…] come avrai constatato la “sconfitta netta per i fautori del trilinguismo e un successo per l’italiano, che ora avrà la possibilità di essere scelto come seconda lingua tra le cinque più parlate nell’Unione”, come mi segnalavi nella precedente missiva, non c’è stata. Era solo tatticismo e, ad oltre un anno dalla decisione degli inglesi di uscire dall’Ue, l’Ufficio Europeo di Selezione del Personale (EPSO) continua a bandire concorsi linguisticamente anglocoloniali in cui “La lingua 2 deve essere l’inglese, il francese o il tedesco” e, come noterai, non in ordine alfabetico.Penso al Bando per “Amministratori e assistenti nel settore dell’edilizia e per Ingegneri per la gestione degli edifici” o a quello per “Traduttori di lingua tedesca, francese, italiana, neerlandese” (termine inesistente in italiano perché lo si chiama olandese) pubblicati rispettivamente nella C242 A del 27 luglio 2017 e nella C224 A del 13 luglio 2017. Insomma costoro intendono continuare a selezionare personale dipendente a cui si potranno dare “ordini” solo in inglese, francese e tedesco, 3 lingue tutte del Nord Europa. Confido che l’Italia impugni ogni singolo bando discriminatorio e che la “banda” del trilinguismo esca definitivamente sconfitta.A questo si aggiunge gravissimo, considerato che il Presidente Junker da tempo va dicendo che l’inglese è lingua in uscita nell’Unione europea, l’operato antidemocratico e linguisticamente discriminante dei cittadini europei non anglofoni da parte della Commissione. Essa ha svolto, a partire dalla decisione referendaria dell’UK di uscire dall’Ue, 102 consultazioni dei popoli europei: di esse solo 22 sono nelle 24 lingue (quindi anche in italiano),
40 in francese e tedesco e 79 in inglese. Vale a dire che il 77,45 % delle consultazioni pubbliche europee è nella lingua del Paese che ha sempre avversato l’Ue e che ora ci ha sbattuto definitivamente la porta in faccia per costruire “a Global Britain”.Noi che Europa vogliamo costruire? Non sarebbe opportuno, intanto, un minimamente sano multilinguismo e un altrettanto sano, quanto pragmatico, multilateralismo?Il disegno anglostatunitense di “imperialismo delle menti”, di dominazione linguistica perché, come ebbe a dire lo stesso Churchill giusto 74 anni fa, “Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento oggi”, vede di fatto nella Commissione europea un suo, più o meno consapevole, braccio armato.L’operato discriminatorio della Commissione non andrebbe quanto meno ricondotto ad un fare leale e attento ai diritti umani linguistici?Ci auguriamo di sì ma, riteniamo, che l’entità di questi gravi fatti discriminatori debba dare il via ad azioni concrete del Governo che mirino a far divenire quanto prima l’italiano lingua di lavoro europea.Avere l’italiano come lingua di lavoro comporterà – come certamente immaginerai – assunzioni di funzionari e personale europeo italofono, ma anche la fine della schiavitù linguistica degli italiani nel dover presentare i progetti europei nelle 3 lingue di lavoro attuali o, peggio, esclusivamente in inglese, ossia nella lingua che a marzo 2019 sarà quella di un Paese avversario (se mai è stato amico) dell’Ue. Riteniamo che da qui a marzo 2019, quando il Regno Unito uscirà definitivamente dall’Ue e sarà a tutti gli effetti un Paese terzo, il percorso debba essere ampliamente concluso. Ne convieni?Rimanendo nell’ambito dei diritti umani linguistici, l’On. Danuta Hübner, Presidente della Commissione per gli affari costituzionali del Parlamento Europeo, nel corso della sua Conferenza stampa a soli 3 giorni dalla decisione inglese di uscire dall’Ue, ha detto:È noto che l’inglese è una delle lingue ufficiali in quanto è stata notificata dal Regno Unito come lingua ufficiale, è anche lingua di lavoro che, di fatto, è dominante e abbiamo un Regolamento, ma attualmente si tratta di un articolato carente, che si basa sul Regolamento del 1958, e che dovrebbe essere cambiato ma all’unanimità, in cui si stabilisce che ogni Paese ha il diritto di notificare una sola lingua ufficiale. Gli irlandesi hanno notificato il gaelico, i maltesi hanno notificato la lingua maltese e, quindi, soltanto il Regno Unito ha notificato la lingua inglese. Se non ci sarà più il Regno Unito non ci sarà più l’inglese.Il fatto che su questo non ci siano dibattiti e discussioni è, in considerazione dell’obiettivo dell’italiano lingua di lavoro europea, assai preoccupante perché sintomo che ci si appresta a fare come se nulla fosse, il diritto non esistesse e la discriminazione linguistica pure, con la prospettiva di leggi e regolamenti piegati sempre ai più forti e ai loro servi o conniventi, contro gli interessi dei popoli, contro gli interessi del popolo italiano e della sua Costituzione a cui ciascun componente del Governo, peraltro, ha giurato di esercitare le proprie “funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”. Ma che interesse ha avuto la nazione italiana ad accettare la dominazione delle lingue del Nord Europa e dei loro popoli? Che interesse ha l’Italia nel non sollevare, magari insieme alla Spagna, la questione di pari lingue di lavoro tra Nord e Sud Europa? E, pertanto, con l’uscita di inglesi e inglese: francese e tedesco, italiano e spagnolo?Rammenterai come già nel primo incontro del 2014 ti demmo le cifre dell’assoggettamento italiano ed europeo all’anglofonia, quantificati da Lukács in almeno € 900 all’anno per ciascun europeo non lingua madre inglese ma, finora, nessuno ha quantificato – in termini economici, sociali e politici – i costi dell’inibito sviluppo ed integrazione dell’area Euro!A quanto benessere, e certo non solo economico, gli italiani ed europei della zona Euro hanno rinunciato? In cambio di cosa?Tale grave circostanza è stata messa in rilievo da Macron nella conferenza stampa dello scorso 29 agosto, affermando, in sintesi, che bisognava chiedere il permesso per riunirsi in quanto
Paesi della
zona Euro e che il motivo sostanziale è che ciò avrebbe indispettito anzitutto la Gran Bretagna. Certo possiamo immaginare che, attraverso il Regno Unito, ciò avrebbe indispettito anche gli USA, ai quali non avrebbe fatto piacere un’Europa di 340 milioni di persone davvero unita, forte e competitiva anche nei loro confronti, ma tant’è […].

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